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Come nasce una litografia
Un profano può accertano di persona: il disegno litografico è qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra creazione artistica, diverso anche dal disegno eseguito sul foglio di carta. Come ogni mezzo espressivo,la litografia esprime suggestioni originali e irripetibili, legate a un procedimento tecnico particolare che descriveremo in breve. Disegnare sulla pietra o su una lastra di zinco non è, dunque, disegnare sulla carta. Questa è la prima verità a cui fa riferimento l'artista che si accinge a un'opera litografica. Egli sa bene che, così come l'ha concepito, il suo disegno dovrà tener conto della natura dei diversi materiali che interverranno nella sua composizione: ogni mezzo intervenuto nel processo creativo, ogni sostanza chiamata in causa (e ve ne sono parecchie, come vedremo) dà un suo apporto specifico, crea un tono particolare, una freschezza o una scontrosità, una morbidezza o una ingenuità, insomma un risultato originale e inimitabile. Anche in senso generale, va tenuto conto che la stampa produce sempre effetti non riscontra-bili sui disegno eseguito direttamente sul foglio. La scelta dei mezzo litografico non avviene quindi per caso: l'artista intende proprio realizzare la sua opera in quella forma e in quella soltanto, che solo la litografia gli consente. Egli sa che dovrà tener conto di tutte le mediazioni che lo attendono. Lo guida una perfetta conoscenza delle tecniche litografiche, procedimento piuttosto raffinato e relativamente recente, essendo stato messo a punto dal praghese Aloys Senefelder circa un secolo e mezzo fa.
Scelta e manipolazione della pietra. La pietra è il più classico dei supporti litografici. Da essa deriva l'etimologia stessa della parola litografia, dal greco litos (pietra) e grafia (scrittura), ossia " scritta sulla pietra ". Naturalmente non si tratta di pietra qualunque. Esistono diverse specie di pietre litografiche, ma tutte hanno come principale componente il carbonato di calcio. Contengono inoltre silice, allumina, ossido di ferro e altri componenti minori. La loro caratteristica indispensabile è quella di assorbire l'acqua lentamente, perché se ciò avvenisse in modo troppo rapido significherebbe che la pietra è porosa, quindi non adatta all'operazione di granitura a cui dovrà essere sottoposta. Le pietre litografiche, inoltre, non devono presentare venature che, essendo di sostanze chimicamente diverse, rimarrebbero inattaccabili dagli acidi, favorendo la presa dell'inchiostro. Una pietra venata, in altre parole, riprodurrebbe in negativo la conformazione delle venature nel disegno. Vi sono pietre litografiche di varie tinte: grigioazzurre, perlacee, grigio-nere, rosse, bianche, gialle. Migliore di tutte è la pietra grigio-azzurra, molto compatta, che tiene bene l'acqua, resiste alle forti pressioni del torchio ed è di facile e ottima granitura. La granitura, come dice la parola, rompe l'uniformità superficiale della pietra, la sua levigatezza, per scomporla, con una operazione meccanica, in grani più o meno grossi a seconda delle esigenze specifiche dell'opera che si intende eseguire. Un disegno dal tratto grosso avrà una resa migliore su una pietra a grana grossa, mentre un disegno fine e delicato richiederà una pietra a grana fine. Per disegni a inchiostro, occorrerà invece una pietra perfettamente liscia. Scelta e granita la pietra, l'artista la dispone sull'apposito supporto regolabile che gli consentirà di lavorare in posizione più comoda. Ha di fronte a sé una superficie, apparentemente dura, impenetrabile, una materia pesante che tuttavia nasconde una fragilità quasi incredibile: sfiorarla con le mani o alitarle sopra significherebbe pregiudicare l'esito finale dell'opera. Oltre a ciò, il disegno va eseguito a rovescio con l'aiuto di uno specchio, perché in tal modo risulterà diritto sul foglio che verrà applicato in fase di stampa.
Nasce la matrice. Ecco dunque l'artista accostarsi con grandissima attenzione e cominciare a lavorare con la gamma di matite, di pennelli e di pennini litografici che ha a disposizione. Li sceglierà a seconda del tipo di di-segno che intende eseguire. Costituente essenziale della matita litografica, oltre al nerofumo, è il sapone bianco che a contatto con la pietra ricca di carbonato di calcio si trasforma in sapone calcareo, atto a trattenere le materie grasse e a renderle insolubili in acqua. Su questo principio di base si fonda il criterio dell'inchiostrazione: successivi bagni addificanti e lavaggi, aventi lo scopo di rendere refrattari all'inchiostro grasso tutte le parti non disegnate della superficie. Le matite litografiche offrono diverse caratteristiche d'impiego a seconda che siano più o meno grasse. Una matita prevalentemente grassa produrrà sulla pietra un disegno più chiaro che, nella trasposizione sulla carta, darà dei toni più scuri e compatti. L'inverso avviene con la matita più ricca di nerofumo e quindi meno grassa, che produrrà un disegno più scuro sulla pietra, ma più chiaro in fase di stampa. Come per le matite da disegno, esistono varie durezze nelle matite litografiche, contraddistinte da numeri: più alto è il numero, più morbida è la matita. L'artista è quindi costretto alla massima concentrazione, prima di tutto perché lavora invertendo tutti i rapporti cromatici e volumetrici, creando chiaro dove risulterà scuro, ponendo a sinistra quel che figurerà a destra. Passa e ripassa i singoli campi fino a ottenere i toni voluti, aggiungendo o togliendo intensità con tecniche correttive specifiche. La correzione, sempre possibile, è tuttavia assai complicata e questa è un'altra ragione che lo obbliga all'attenzione continua. Egli deve chiedere a se stesso, prima di tutto, la massima chiarezza nell'opera che sta compiendo, perché ripensamenti tardivi o, peggio, indecisioni risolte a base di tentativi, comportano modifiche faticose.Vale la pena di annotare che se il disegno deve essere a inchiostro, la pietra andrà preventivamente trattata con essenza di terebentina e il lavoro eseguito sempre a rovescio ma senza altri accorgimenti. Ultimato il disegno litografico, occorrerà fissarlo per consentirne la trasposizione sul foglio.. La composizione degli inchiostri e delle matite è studiata in modo da renderli insolubili all'acqua e agli acidi, e da attirare invece i grassi. Una apposita acidazione a base di acido nitrico e gomma arabica trasforma chimicamente le parti non disegnate della, pietra, rendendoli impermeabili all'inchiostro d~ stampa. Successivi lavaggi e nuove applicazioni esaltano la sensibilizzazione delle parti inchiostrate all'azione dei grassi. Così da un lato si sterilizzano,' per così dire, le parti neutre e dall'altro si accentua la ricettività all'inchiostro delle parti disegnate. La pietra è ora pronta per la tiratura da eseguire al torchio: abbiamo la matrice. Va qui precisato che essendo la pietra il più classico dei supporti litografici, non significa ovviamente che sia il solo. Un procedimento indicato dallo stesso Senefelder, poi accantonato, in tempi recenti rivalutato e ora largamente diffuso, è la zincolitografia, ossia la matrice realizzata, anziché su pietra, su lastra di zinco. Rispetto alla pietra, lo zinco presenta alcuni svantaggi: si ossida a contatto degli acidi, è poco poroso e tende a dilatarsi sotto la pressione del torchio,~ il che richiede la presenza di alcuni correttivi Ma offre anche dei vantaggi fonda méntali: è adatto a qualsiasi tipo di carta anche granulosa, dà una stampa più perfetta, è leggero, il che ne consente l'uso anche su grandi formati, costa meno. Il disegno va effettuato come sulla pie-tra, a matita o a penna, ma la preparazione della lastra è assai più semplice: bastano due-tre minuti di acidazione, un buon lavaggio in acqua corrente, una semplice applicazione di gomma arabica e la matrice e pronta per essere inchiostrata
Cromolito grafia, la magia del colore La tecnica litografica consente oggi stupende realizzazioni a colori ottenute sovrapponendo su un medesimo foglio le varie tinte di una composizione disegnativa, ciascuna isolata su una propria matrice Di un determinato disegno, cioè, l'artista riporterà i tratti sulle matrici, selezionandoli per singoli colori disegnerà cioè le parti rosse su una pietra o su una lastra di zinco, le blu su un'altra e così via. Alla fine, sovrapponendo le varie selezioni di colore sul foglio, otterrà il suo disegno policromo. La cromolitografia è intuitivamente un procedimento molto complesso che richiede la massima esperienza e precisione, ma che impreziosisce l'opera finale, in cui il senso creativo e la bravura tecnica raggiungono livelli ancora più alti che nella litografia monocr6ma. La sua difficoltà non consiste soltanto nella perfetta messa a punto dei registri (basta lo spostamento di una frazione di millimetro nelle sovrimpressioni per sconvolgere i contorni del disegno), bensì anche nella preparazione degli inchiostri da stampa. I pigmenti dovranno essere dosati con cura per ottenere buoni rapporti cromatici fra tinta e tinta. Perché le tinte risultino fresche occorre allungarle con bianco trasparente. E importante curare la composizione chimica dei colori e tener conto che l'esposizione alla luce tende a scolorire tutte le tinte tranne il giallo, per cui sarà opportuno accentuare le altre tinte nella prima stampa, poiché in breve tempo si assesteranno sui voluti senza più alterarsi. Questa è la litografia d'arte, un mezzo espressivo che vede sempre più impegnati artisti di fama e che ha trovato amatori in tutto il mondo. La sua felicità creativa è originale e indiscussa. I suoi procedimenti tecnici non trovano riscontro in altri modi artistici: il suo frutto prezioso è l'esemplare stampato, non la matrice incisa, opera incomprensibile a tutti, semplice mezzo di trasferimento dall'idea alla materia. La sua accessibilità al pubblico è superiore a qualsiasi altra espressione d'arte, poiché la riproducibilità, sia pure limitata e controllata, ne ripartisce il costo, pur essendo ogni esemplare l'opera inappellabile e assoluta dell'artista. La sola autentica opera d'arte che può entrare nelle case di chi non è abbastanza ricco.
Serigrafia E una tecnica antichissima (millenaria in Cina) e molto semplice, sia nel concetto che nella esecuzione. La matrice è costituita da un pezzo di seta a trama fine e regolare, o altro materiale che abbia le stesse caratteristiche, tenuto teso da un telaio. Coperte sulla matrice, mediante una vernice impermeabilizzante, le zone che si vuole rimangono bianche, ed inchiostrata con spatola la seta, essa lascerà filtrare l'inchiostro solo nelle zone volute sul materiale che deve ricevere la stampa, sia esso carta o simile.
Acquaforte La lastra viene interamente coperta con una vernice protettiva composta di cera e bitume. Si traccia poi il segno con una punta d'acciaio scalfendo la vernice senza però intagliare la lastra. Si immerge la lastra in una soluzione mordente in modo che il segno scoperto subisca una corrosione. Si toglie la vernice protettiva con solvente e si passa poi alla stampa.
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